San Cipriano Picentino

Lascia tutto alla badante. «Raggirata»

Condannata una 63enne bulgara nominata erede da un’anziana. I testamenti sono stati ritenuti frutto di una circonvenzione di persona incapace

SAN CIPRIANO PICENTINO. Quando aveva firmato il primo testamento, lasciando alla badante bulgara che l’accudiva l’equivalente di 250 milioni di lire, la signora Giuseppina Zoccoli aveva già novant’anni. Nei due anni successivi ne avrebbe sottoscritti altri due, lasciando alla stessa persona prima il suo appartamento e, infine, “tutti i suoi soldi”. Ieri il giudice dell’udienza preliminare Elisabetta Boccassini ha giudicato quei testamenti frutto di un reato, una circonvenzione di persona incapace che la badante Nedka Niholova Stoyanova avrebbe ordito per entrare in possesso dei beni dell’anziana, che non aveva né figli né altri parenti che potessero reclamarne l’eredità. Ne avrebbe così tradito la reale volontà, espressa in un documento antecedente in cui chiedeva che dopo la sua morte tutti i suoi averi fossero utilizzati per la costruzione di un centro per ciechi che portasse il suo nome. La 63enne bulgara, residente in Italia da molti anni, è stata condannata alla pena di sospesa di due anni. E con la stessa sentenza, emessa al termine di un rito abbreviato, il giudice ha assolto un avvocato salernitano, Pasquale Elia, che era finito anche lui sotto processo dopo la denuncia presentata dalla presunta erede.

L’inchiesta parte nel 2014, un anno dopo la morte dell’anziana. È la Stoyanova a rivolgersi alla magistratura, denunciando che l’avvocato (cointestatario con la deceduta di un conto corrente bancario) si rifiutava di svincolare il denaro e di consegnare a lei l’intera somma depositata sul conto. L’uomo, difeso dall’avvocato Michele Tedesco, aveva contestato già allora l’autenticità del testamento che attribuiva alla donna tutti gli averi dell’anziana, ma quando nei suoi confronti fu formulata richiesta di archiviazione del procedimento l’ex badante si oppose, rivolgendosi all’avvocato Roberto Concilio. Fu nell’udienza in cui si discuteva la posizione di Elia che il giudice delle indagini preliminari si rese conto che sotto il contenzioso ereditario poteva esserci dell’altro, e ritrasmise gli atti alla Procura per un’ipotesi

di circonvenzione di incapace. Ieri mattina entrambi i contendenti sono giunti con questa accusa dinanzi al gup Boccassini, ma se per l’avvocato è stata decisa un’assoluzione con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, la donna è stata invece condannata.

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