L'inchiesta

Ville, terreni, castelli: i beni confiscati nella terra di Gomorra.

 La Campania è seconda soltanto alla Sicilia: naviga la mappa. La camorra assume tante facce quanti i suoi interessi nell’infiltrarsi nella società e nell’economia.

Ville, terreni e persino castelli. La camorra in Campania assume tante facce quanti i suoi interessi nell’infiltrarsi nella società e nell’economia. Il patrimonio fatto di residenze dorate, alberghi, auto e imprese racconta gli ultimi trent’anni di storia di una camorra camaleontica, che in Campania è stata in grado di muovere anche i fili della politica e dell’imprenditoria. I dati dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati ( http://www.benisequestraticonfiscati.it/) dicono che sono 1.923 i beni sottratti ai clan, 1.576 sono immobili, mentre 347 sono aziende.

A Gomorra il primato delle ville dei boss

L’Agenzia censisce in Campania un patrimonio di 1.507 immobili destinati o da destinare a iniziative sociali, istituzionali o economiche. Il 59,6% di questi beni viene effettivamente consegnato: più della metà va ai Comuni (879), una parte alle forze dell’ordine, soprattutto carabinieri (61) e guardia di finanza (44, tra cui 7 ville), raramente finisce ai ministeri. Un terzo degli immobili, tuttavia, è ancora in attesa di un destinatario. Caserta detiene un particolare record: è la prima provincia italiana per numero di ville confiscate (79, più di Palermo che ne ha 55), di cui 44 nella sola Castel Volturno. A venti chilometri di distanza, a Casal di Principe, si trova la villa in stile Scarface di 3.400 mq confiscata a Walter Schiavone, fratello di Francesco “Sandokan”, il capo dei Casalesi (http://www.agrorinasce.org/index.php?option=com_content&view=article&id=46:2-centro-sportivo-riabilitativo-e-per-disabili&catid=15&Itemid=309). Questo è uno dei migliori esempi di trasformazione: da covo di pregiudicati diventerà centro di riabilitazione per disabili.

La provincia di Salerno ha il primato italiano di strutture alberghiere confiscate e gestite dall’Agenzia. Sono 3, una a Castellabate ( http://lacittadisalerno.gelocal.it/salerno/cronaca/2012/11/16/news/castellabate-sopralluogo-al-castelsandra-1.6042325 ), in Cilento, una a Pontecagnano e una a Contursi Terme (http://www.comune.contursiterme.sa.it/index.php?action=index&p=491). Quest’ultimo hotel, sottratto alla criminalità nel 1984, diventerà un centro termale e turistico gestito da una cooperativa sociale (http://lacittadisalerno.gelocal.it/salerno/cronaca/2013/04/30/news/l-albergo-con-le-terme-e-chiuso-da-trent-anni-1.6981521).

Non solo camorra: il tesoro dei colletti bianchi

Al primo posto tra i Comuni campani c’è Napoli (161), seguito a distanza ravvicinata da Giugliano (136). Tre degli immobili confiscati a Giugliano erano di proprietà di Domenico Vernola, un personaggio che con la criminalità organizzata non aveva nulla a che fare. Anzi, lavorava alla Procura di Torre Annnunziata e da cancelliere truffò lo Stato per quaranta miliardi di lire.

Prima città in provincia di Caserta è Castelvolturno con 103 immobili. Fuori dalla top 10, all’undicesimo posto, la prima città del Salernitano, Sarno (28 immobili confiscati). Tra le località turistiche, spiccano il Cilento, la costiera amalfitana e Ischia.

Commercio batte edilizia tra i settori di investimento

L’Agenzia ha in gestione 252 società, poco più della metà in provincia di Napoli. Sono 83 (il 33%) quelle attive nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio. Alle spalle del capoluogo, con 25 attività commerciali, c’è Pompei con 8, tutte intestate a prestanome del boss Ferdinando Cesarano e attive nell’import-export dei fiori. Le imprese edili sono 51 (20,2%), 24 gli alberghi e i ristoranti (9,5%). Le costruzioni sono il primo settore in provincia di Caserta con 18 imprese su 47 confiscate e in gestione, di cui 10 soltanto a Casal di Principe. A Salerno la criminalità organizzata si è orientata nel settore agricolo: 3 aziende.

Più confische nei Comuni sciolti per camorra

La Campania è la prima regione italiana per Comuni commissariati per infiltrazioni della malavita: 70, più di Sicilia (51) e Calabria (63). Sul totale di 1923 beni confiscati, infatti, 1099 si trovano in comuni con amministratori collusi. In queste città sono meno efficaci le iniziative di riutilizzo, che dipendono anche dalle scelte delle amministrazioni locali: il 14% dei beni destinati dall’Agenzia con apposito decreto non è stato consegnato (90 su 620), mentre nei comuni che non hanno subìto lo scioglimento la percentuale di beni non consegnati è di appena il 4% (16 su 385).

Costi e burocrazia ostacolano il riutilizzo

Negli ultimi cinque anni i tribunali della Campania hanno emesso un numero sempre crescente di decreti di confisca, come riportato dal Sippi, il Sistema informativo delle Procure e Prefetture (http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_11_1.wp?previsiousPage=mg_1_11&contentId=SPR50978), nella relazione inserita agli atti parlamentari a dicembre 2013. Nel distretto di Corte d’appello di Napoli, tra il 2009 e il 2012, si è passati da 560 a 2254 beni confiscati (con sede anche fuori dal territorio regionale); a Salerno si è saliti da 99 a 168, con un picco di 359 nel 2011 (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/713876.pdf). Se sul fronte giudiziario la macchina corre, su quello amministrativo procede a rilento. Servono idee e finanziamenti per il riutilizzo dei beni e molti comuni hanno deciso di unire le forze. Sono nati i consorzi Sole, a Napoli ( http://www.provincia.napoli.it/consorzio_sole/index.html ), e Agrorinasce, nel Casertano. Quest’ultimo ha messo in piedi quello che viene definito “il più grande investimento produttivo su un terreno confiscato alla camorra” (http://www.agrorinasce.org/index.php?option=com_content&view=article&id=96:parte-il-piu-grande-investimento-produttivo-e-sociale-su-un-terreno-confiscato-alla-camorra-in-s-maria-la-fossa&catid=14&Itemid=123) a Santa Maria La Fossa, dove era stato realizzato un sito di stoccaggio, che ha rischiato di mandare all’aria l’intero progetto (http://www.toninoamato.it/site/2012/10/ferrandelle-epigono-di-disfatta-dello-stato/).

 

La presente inchiesta è stata realizzata dal network di datajournalism Dataninja.it. Del gruppo di lavoro fanno parte Alessio Cimarelli, Gianluca De Martino ed Andrea Nelson Mauro, con il supporto di Andrea Borruso. L'inchiesta è nata nell'ambito di "Confiscati Bene" (www.confiscatibene.it), progetto partecipativo per l'apertura dei dati sui beni confiscati avviato nel corso del Raduno 2014 di Spaghetti Open Data e oggi sviluppato da un gruppo di lavoro composto da Dataninja.it, Monithon.it e Twinbit.it. Tutti i contenuti pubblicati su www.confiscatibene.it sono rilasciati in Open Data con licenza CC-by 4.0 International, quindi liberamente riutilizzabili per qualsiasi uso. Le fonti dei dati utilizzate sono: Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), Relazione ANBSC 2012, Relazione del Ministero della Giustizia (4 dicembre 2013), Relazione Roberto Garofoli "Per una moderna politica antimafia" (23 gennaio 2014), Relazione sulle prospettive di riforma dei sistema di gestione dei Beni confiscati (Commissione Antimafia, 10 Aprile 2014), Relazione sul semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea e sulla lotta alla criminalità 

mafiosa su base europea ed extraeuropea (Commissione Antimafia, 18 giugno 2014), "Mafie al Nord", relazione dell'Osservatorio sulla Criminalità  Organizzata dell'Università  di Milano (luglio 2014). Per segnalazioni è possibile scrivere all'indirizzo info@confiscatibene.it.

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