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«Agropoli risparmiata grazie ai patti con la mafia»

La tesi dello storico Apicella mette insieme voci di paese e risultati di recenti studi sull’Operazione Avalanche. «Fu la “ricompensa” per le notizie fornite da due emigranti tornati in paese»

AGROPOLI. Operazione Avalanche, 9 settembre 1943: Agropoli viene risparmiata dai bombardamenti americani in base ad un accordo tra mafia e Fbi. È questa la tesi sostenuta dallo storico Ernesto Apicella. «Gli eventi bellici dello Sbarco ci narrano dei tragici bombardamenti che colpirono Eboli, Campagna, Battipaglia e Salerno. Ad Agropoli solo tre cannonate – racconta Apicella – per altrettant obiettivi colpiti e distrutti. Il 10 settembre la Quinta armata americana entrò in città senza combattere. Come mai? Eppure Agropoli ricopriva una posizione strategica nello scacchiere militare dello Sbarco». Il fatto, secondo Apicella, non avrebbe nulla di casuale ma sarebbe da ricondurre ad un accordo internazionale tra il mafioso Lucky Luciano e Fbi.

Ad agire a livello locale sarebbero stati due affiliati del boss, originari di Agropoli, che dopo diversi anni vissuti in America, erano tornati in Italia. «Vito Frank Ruocco, partito negli anni Venti, aveva vissuto a Brooklin – spiega Apicella – Dopo venti anni ritornò ad Agropoli, acquistò una barca e riprese il suo lavoro di pescatore. Nei giorni successivi allo Sbarco, i giornali americani riportarono la notizia di un pescatore agropolese, Vito Frank Ruocco, che con la sua barca, sfidando le cannonate, si era avvicinato ad una nave americana. Ai soldati aveva fornito notizie sulle truppe tedesche. Nelle foto e nei filmati realizzati dai cineoperatori al seguito delle truppe americane, sulla barca si vede Ruocco, quasi nascosto, e un altro civile».

Da qui l’ipotesi dell’accordo basata su analisi storiche fatte nel dopoguerra. «Gli studi ci dicono che la Fbi, grazie alla collaborazione della mafia americana e siciliana, in particolare del boss Lucky Luciano – sottolinea Apicella – creò una rete di informatori nel Sud Italia per agevolare gli sbarchi delle truppe anglo-americane, ricevere informazioni sulle truppe tedesche presenti sul territorio, e sensibilizzare le popolazioni locali sulla bontà dell’intervento americano».

A questi dati storici si aggiungono le “voci di paese”. «Nel Dopoguerra, si narrava la storia di due agropolesi che, partiti ai primi del Novecento per l’America del Nord, erano entrati nella mafia. Poi erano ritornati in patria. Grazie al “rispetto” di cui godevano, crearono una rete di collaboratori per comunicare agli americani i movimenti delle truppe tedesche nel Cilento. Questa operazione di spionaggio – conclude lo studioso – riuscì a proteggere Agropoli, Paestum e, parte, del Cilento dai bombardamenti».

Angela Sabetta

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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