PETINA
Due sorelle schiave
nel circo degli orrori
Arrivate in Italia con i genitori per un lavoro si sono ritrovate alla mercé dei loro aguzzini. Una delle ragazze costretta a immergersi in una vasca con i piranha
Diciannove e sedici anni, due sorelle bulgare ridotte in schiavitù
da una famiglia circense di origini calabrese. La più grande,
operata di tumore, ad ogni spettacolo doveva immergersi in una
vasca piena di acqua gelida e nuotare tra i piranha. Alla minore,
invece, rovesciavano sul corpo i serpenti e poco importava se i
rettili le stringessero l’addome fino a quasi ammazzarla. Con loro
c’erano i genitori che vivevano in condizioni disumane.
Li hanno liberati i carabinieri della compagnia di Eboli, diretti
dal maggiore Nobile Risi, domenica sera al termine dello spettacolo
pomeridiano. Devono la libertà ad uno spettatore di Sicignano degli
Alburni che, assistendo allo spettacolo dell’immersione, notò il
titolare del circo, Enrico Raffaele Ingrassia, spingere la testa
della ragazza (operata due volte di tumore all’apparato uditivo)
sott’acqua, mentre mostrava chiari segni di difficoltà. Dalla sua
denuncia è partita l’inchiesta che ha portato all’arresto di tre
persone e al deferimento di altrettante.
I carabinieri hanno filmato tre spettacoli (a Serre, a Postiglione
e a Sicignano), riprendendo i numeri pericolosi ai quali erano
costrette le due giovani bulgare.
Le manette sono scattate ai polsi del titolare del Circo "Marino",
Enrico Raffaele Ingrassia, 53 anni, di suo figlio William
Ingrassia, 33, entrambi residenti a Santa Croce di Magliano, in
provincia di Campobasso, e del genero Gaetano Belfiore, 25, di
Lucera, in provincia di Foggia. I deferiti in stato di libertà sono
S.I., 27 anni, figlia di Enrico Ingrassia, e due cittadine bulgare,
raggiunte dal provvedimento in patria. Tutti devono rispondere di
riduzione in schiavitù e tratta internazionale di esseri umani. Gli
arrestati sono stati tradotti al carcere di Fuorni.
Arrivata in Italia a febbraio, dopo un viaggio tra i Balcani fino
in Grecia e con la promessa di un lavoro lautamente ricompensato,
la famiglia bulgara si è trovata a lavorare per soli 100 euro la
settimana e fino a 20 ore al giorno. Secondo le indagini dei
carabinieri, la famiglia circense li lasciava a digiuno per giorni
e li faceva dormire in cassoni dei camion, al freddo e al gelo,
senza servizi igienici e tra gli scarafaggi. Dovevano chiedere il
permesso per andare a fare la spesa. «A Pasqua - ha raccontato il
maggiore Risi - avevano mangiato solo degli avanzi di cucina». Le
indagini coordinate dalla Dda di Salerno, pm Mariella De Masellis,
hanno portato i carabinieri ad indagare in Bulgaria, con
l'Interpol, e in Lombardia dove un’altra vittima della famiglia
circense, un bulgaro, ha trovato riparo. Sequestrata
documentazione, cellulari e computer, utili per il prosieguo delle
indagini. La famiglia bulgara ora è protetta in un centro di
accoglienza.
Massimiliano Lanzotto
(26 marzo 2008)