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domenica 22.11.2009 ore 03.25
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PETINA

Due sorelle schiave
nel circo degli orrori

Arrivate in Italia con i genitori per un lavoro si sono ritrovate alla mercé dei loro aguzzini. Una delle ragazze costretta a immergersi in una vasca con i piranha
Diciannove e sedici anni, due sorelle bulgare ridotte in schiavitù da una famiglia circense di origini calabrese. La più grande, operata di tumore, ad ogni spettacolo doveva immergersi in una vasca piena di acqua gelida e nuotare tra i piranha. Alla minore, invece, rovesciavano sul corpo i serpenti e poco importava se i rettili le stringessero l’addome fino a quasi ammazzarla. Con loro c’erano i genitori che vivevano in condizioni disumane.
Li hanno liberati i carabinieri della compagnia di Eboli, diretti dal maggiore Nobile Risi, domenica sera al termine dello spettacolo pomeridiano. Devono la libertà ad uno spettatore di Sicignano degli Alburni che, assistendo allo spettacolo dell’immersione, notò il titolare del circo, Enrico Raffaele Ingrassia, spingere la testa della ragazza (operata due volte di tumore all’apparato uditivo) sott’acqua, mentre mostrava chiari segni di difficoltà. Dalla sua denuncia è partita l’inchiesta che ha portato all’arresto di tre persone e al deferimento di altrettante.
I carabinieri hanno filmato tre spettacoli (a Serre, a Postiglione e a Sicignano), riprendendo i numeri pericolosi ai quali erano costrette le due giovani bulgare.
Le manette sono scattate ai polsi del titolare del Circo "Marino", Enrico Raffaele Ingrassia, 53 anni, di suo figlio William Ingrassia, 33, entrambi residenti a Santa Croce di Magliano, in provincia di Campobasso, e del genero Gaetano Belfiore, 25, di Lucera, in provincia di Foggia. I deferiti in stato di libertà sono S.I., 27 anni, figlia di Enrico Ingrassia, e due cittadine bulgare, raggiunte dal provvedimento in patria. Tutti devono rispondere di riduzione in schiavitù e tratta internazionale di esseri umani. Gli arrestati sono stati tradotti al carcere di Fuorni.
Arrivata in Italia a febbraio, dopo un viaggio tra i Balcani fino in Grecia e con la promessa di un lavoro lautamente ricompensato, la famiglia bulgara si è trovata a lavorare per soli 100 euro la settimana e fino a 20 ore al giorno. Secondo le indagini dei carabinieri, la famiglia circense li lasciava a digiuno per giorni e li faceva dormire in cassoni dei camion, al freddo e al gelo, senza servizi igienici e tra gli scarafaggi. Dovevano chiedere il permesso per andare a fare la spesa. «A Pasqua - ha raccontato il maggiore Risi - avevano mangiato solo degli avanzi di cucina». Le indagini coordinate dalla Dda di Salerno, pm Mariella De Masellis, hanno portato i carabinieri ad indagare in Bulgaria, con l'Interpol, e in Lombardia dove un’altra vittima della famiglia circense, un bulgaro, ha trovato riparo. Sequestrata documentazione, cellulari e computer, utili per il prosieguo delle indagini. La famiglia bulgara ora è protetta in un centro di accoglienza.
Massimiliano Lanzotto
(26 marzo 2008)
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